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Due barrique così

Sotto la barrique, niente

By 4 Ottobre 2019 Febbraio 13th, 2020 No Comments

Breve storia dei vinoni

S.B.N. (l’omonimia acronomica con la ridente società monegasca è del tutto casuale. Avvocati: relax!) sarà  la parte un po’ più strong del blog.

Partiamo facile, la tocco piano.

Vinoni: dal “Fa 13 (gradi)” , al “Parquet”, passando per la “Ciccia” , fino ad arrivare ai “Dolcioni” e al “Fa 15.5!”

Premessa: qui si parla solo di cantina e delle sue esagerazioni. La vigna, vera star in positivo, meriterebbe un “prendila più alta”.

La prima vera rivoluzione (copernicana o tolemaica, non ho ancora capito bene) del vino italiano – anni ‘80 – è stato il tramonto del feticcio alcolico “Fa 13!”, e l’ascesa del “Parquet”: legno, tanto legno, sempre più legno. 

Se la fase “ gradi/sca”, vero paleozoico del vino, magnificava il “più alcol”, il mantra degli anni ‘90 è stato il legno. Nella corsa a “più barrique per tutti” si sono toccate punte di involontaria strepitosa comicità: su tutte il “sigaro”(la minibarrique, 110 litri) e “ la doppia barrique nuova”, esaltate come la nuova frontiera.

Passata la sbornia lignea, trionfante è arrivata la “ciccia”: vini con più concentrazione, più estratti, più polifenoli, più tutto!

Ci hanno fatto “2 barrique così”, spronandoci a scimmiottare modelli enologici (californiani e australiani in primis) che non c’azzeccano niente con la maggior parte dei grandi  vitigni – e vini – autoctoni, italiani. Tuttavia almeno il grado, la ciccia e il legno erano rivoluzioni alla luce del sole, anzi strombazzate con gioia, da produttori e critici.

Ancor più perniciosa, perché sotterranea, è invece l’ultima, quella che non vi dicono: i “dolcioni” (vini che dovrebbero essere secchi, con residui zuccherini troppo elevati). 

Voi non avete idea di quanti vini  importanti, anche tricolore, ahimè, abbiano… dolcezze imbarazzanti: 8, 10 grammi zucchero residuo per litro, invece dei canonici 2-3 max. Fatevi un giro sul sito del LCBO, il monopolio dell’Ontario, l’ unico che rende pubblici questi dati, se siete curiosi.

Last, but not least, il comeback – a volte tornano – del “gradi/sca”. “Monumenti” a 15.5 , anche 16 gradi, svettano sempre più spesso nei piani nobili, delle enoteche e delle carte dei vini.

Mah , sentite: io ho avuto il cu… privilegio di seccarmi mezza bottiglia di Lafite 1926, recentemente, con un amico di una grande famiglia italiana, il cui nome – della famiglia, lui non era ancora nato – era marchiato sulla cassa del suddetto Chateau. Alla cieca, avrei detto uno strepitosa bottiglia degli anni 70-80, perfetta per integrità ed eleganza

Punto 1 – per i giovani virgulti del marketing, teorici della fidelizzazione del brand:  visto come facevano i francesi, un secolo fa? A volte basta copiare, bene.

Punto 2 – per i bevitori tutti: sapete quanti gradi – e decigradi, perché pure quelli indicavano allora –  faceva quel capolavoro? 11.2. 

Undicipuntodue, avete letto bene. Meditate, gente, meditate.

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