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Wine, Food & Travel

Bottiglie roventi tra New York e il Canada

By 11 Settembre 2019 Gennaio 14th, 2020 No Comments

Primo – in assoluto – giorno di lavoro a New York. Il solito simpatico tourbillon di appuntamenti lampo, da una parte all’altra di Manhattan. Se arrivi cinque minuti in ritardo, sei fottuto. La mecca di psicofarmaci e analisti, chissà come mai?

“L’ultimo ti piacerà molto!”, mi dicono a fine giornata. Nome: Stringfellows. Reputazione – meritatissima: migliore strip club della East Coast, con playmate direttamente dai paginoni centrali, live.

Degustazione col buyer: partiamo – forse troppo -bene, visto  che lui, entusiasta, chiama anche le conigliette a degustare. Loro accalcate, io accaldato ma imperterrito, fino alla fine. Mai fatta tanta fatica a guardare un buyer negli occhi.

Della serie: come fai a non credere ai segni?

Un pò più a nord, Canada. Ristorante italiano super glamour, sede perenne di tutti i vipsss locali. Format vincente: cucina mediocre, grandi vini, cameriere procaci e discinte, after dinner – eufemismo – “eccitante”.

Il gestore, winelover disperato, mi fa l’offerta che non si può rifiutare: “Se mi fai una verticale, chiudo il locale e invito solo i dieci clienti top!”. Arrivo con assistente locale, giovane ma preparatissimo sul vino, un po’ rigido – battista praticante – nelle pr. La cena parte alla grande. I commensali? Affabilissimi, sono tutti di  origine italiana e sul biglietto da visita hanno tutti, guarda un po’, un generico “import-export”. Io, uomo di mondo, non approfondisco e mi concentro sulla verticale (più annate dello stesso vino) 

Alla terza annata il coup de théâtre. Arriva un plotoncino di girls “importanti”, apparentemente amiche di vecchia data dei suddetti import-exportatori. Situazione che si fa quasi subito rovente, sopra ma – soprattutto – sotto i tavoli. Noi, impavidi nella bufera, a spiegare e a mescere con un aplomb che manco Cipriani.

Per finire, con una punta di sadismo, lascio la parola all’ assistente. Il poveretto, già paonazzo e balbettante da un po’, si deve alzare per  descrivere, con dovizia di particolari, le grappe. Soglia di attenzione – anche mia – molto, molto bassa.

Della serie “Che sadda fà pe’ campà”.

 

 

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